Casa familiare e comodato: se l’immobile non è espressamente destinato a soddisfare le esigenze abitative della famiglia, va restituito al proprietario che lo richiede.

Con la sentenza n. 2056 depositata il 9 febbraio 2016, la Corte di Cassazione ha stabilito che il coniuge affidatario dei figli minori (o maggiorenni non autosufficienti), ove sia assegnatario della casa familiare, può opporre il provvedimento di assegnazione al comodante che pretenda il rilascio dell’immobile solo nel caso in cui il contratto sia sorto per esigenze familiari.

Il caso è quello della proprietaria di un immobile che lo concedeva in comodato al fratello e alla moglie per il tempo necessario a trovare un’altra sistemazione; in seguito a separazione personale dei coniugi, l’immobile veniva assegnata alla moglie e la proprietaria ricorreva per ottenerne la restituzione.

La Corte Suprema, confermando il proprio orientamento consolidato, chiarisce che “il coniuge affidatario della prole minorenne, o maggiorenne non autosufficiente, assegnatario della casa familiare, può opporre al comodante, che chieda il rilascio dell’immobile, l’esistenza di un provvedimento di assegnazione, pronunciato in un giudizio di separazione o divorzio, solo se tra il comodante e almeno uno del coniugi il contratto in precedenza insorto abbia contemplato la destinazione del bene a casa familiare.”

Nella fattispecie, non risultando l'”indispensabile, inequivoca e comune volontà delle parti contraenti di destinare l’appartamento ad abitazione di un nucleo familiare sia pure di fatto“, il proprietario ricorrente ha il diritto di ottenere il rilascio dell’alloggio.

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